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Gianni Morandi: “Modugno, Battisti, Dalla e De André hanno fatto la storia della musica italiana. Io no e un po’ mi dispiace”

Banane e concerti. Gianni Morandi non si riposa mai. Non basta l’iperattività e l’immensa popolarità su Facebook, con la moglie che lo immortala di continuo tra corsette, maratone e passeggiate nei boschi. Il ragazzo che amava i Beatles e i Rolling Stones torna su un palco per 16 date, a cavallo tra il 2019 e il 2020, esibendosi in uno dei teatri più antichi di Bologna, il Duse. Stasera gioco in casa – Una vita di canzoni sarà un live acustico con Gianni alla chitarra e tanti ricordi, aneddoti, spigolature dell’eterno ragazzo che sfondò clamorosamente negli anni Sessanta, patì il digiuno nei Settanta, venne resuscitato dall’amico Lucio Dalla negli Ottanta, e infine negli anni Novanta trovò una consacrazione nazionale davvero impressionante. Qualche numero per capire con chi si ha a che fare quando si parla di Morandi Gian Luigi, nato a Monghidoro, sull’Appennino bolognese, l’11 dicembre del 1974. 53 milioni di dischi venduti, 4217 concerti in Italia e 426 all’estero, 40esimo album pubblicato nel 2017.


Impossibile stilare una classifica. Meglio una playlist, da tifoso rossoblù ad ex presidente onorario rossoblù, dentro la quale ci vanno senz’altro: Uno su mille, Vita, In ginocchio da te, Un mondo d’amore, Scende la pioggia. “Avete visto su Netflix che meraviglia Bruce Springsteen in concerto a New York? 200 serate a Broadway, 900 posti, pianoforte e chitarra, e come ospite al massimo sua moglie”, ha spiegato Morandi ai tanti convenuti per la presentazione di Stasera gioco in casa tra le rosse poltrone del Duse di Bologna. Per poter verificare che Morandi ha davvero 74 anni gli devi arrivare talmente vicino quanto potrebbe farlo il suo dentista o il suo oculista. Gianni è sempre magro, agile, spigliato e non si ferma mai. Un acuto tutto proteso verso la sala per Vincerò dal Nessun dorma, qualche brano alla chitarra per le sue “morandine” – una trentina di fan, non tutte avanti con l’età, a dire il vero – che lo interrompono ogni due per tre per urlargli quanto è bravo e bello, il cantante che esplose facendosi mandare dalla mamma a prendere il latte ha ripercorso alcune tappe della sua vita, un po’ come sembra farà tra novembre e dicembre 2019.


“Fino a quando non entrai in conservatorio a santa Cecilia, nei primi anni Ottanta, cantavo melodie: solo dopo ho imparato a cantare parole e versi”, racconta quasi commosso. “Gli artisti che hanno fatto la storia della musica italiana sono Modugno con Volare, i due Lucio (Dalla e Battisti), De André. Io non faccio parte di quella categoria lì. La storia la fa chi indica la strada non chi la percorre. Un po’ mi dispiace, ma è andata così”, continua forse l’unico cantante che ha vinto (con Si può dare di più) il Festival di Sanremo e poi l’ha presentato. “Gli anni Sessanta furono magici. Anni gioiosi, che la gente ricorda con piacere, anni giocosi e pieni di speranza. L’era del boom. Dei frigoriferi e della tv. Erano anni in cui si sorrideva di più e c’era un senso di collettività ora scomparso. Oggi si fanno le stesse cose di quell’epoca, si compra la casa ai figli, si spera in un bel lavoro per loro, ma c’è un clima più aspro e più duro. Oggi i modelli a cui ispirarsi sono comunque meno belli. E poi soprattutto oggi c’è questo! (Morandi tira fuori il suo smartphone dalla tasca ndr) dei social siamo diventati schiavi”. Detto da lui, che con una foto in mezzo alla margherite primaverili su Facebook fa segnare 18mila like in mezza giornata, il cerchio della celebrità che si era aperto con i 45 giri in plastica si chiude. I biglietti possono già essere acquistati online.


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