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Intervista ad Antonio Piazza, responsabile scouting dell’Attività di Base

Per una società come il Bologna, la forza territoriale rappresenta buona parte della sua identità: non a caso, come è stato studiato dal nostro Responsabile dell’Attività di Base, Alessandro Ramello, e dai nostri tecnici di categoria, nella scorsa stagione – tra Serie A e B – il 60% dei giocatori presenti sono entrati a far parte delle squadre professionistiche proprio nell’età compresa tra gli 8 e i 14 anni. Il nostro club dimostra la propria forza, tra regione e territorio nazionale, con 40 addetti che si occupano dell’Attività di Base, il cui responsabile dell’area scouting è Antonio Piazza: «Negli ultimi tre anni, dall’annata 2005 a quella 2014, abbiamo visionato all’incirca 15.000 piccoli calciatori. A tal proposito, speriamo al più presto di riprendere la nostra quotidianità presso il Centro Tecnico “Niccolò Galli”, dando la possibilità ai giovani di venirsi ad allenare sui nostri campi: portare un ragazzo qui vuol dire – oltre a osservarlo in prima persona – mostrare la metodologia che adottiamo per curare ogni singolo dettaglio».


Come si sviluppa l’area scouting dell’Attività di Base?

«Siamo presenti a livello nazionale: nella regione abbiamo un responsabile di zona, residente in ogni provincia, che – a cascata – ha i propri collaboratori/segnalatori, i quali si occupano di tenere sotto la lente d’ingrandimento i giocatori dagli 8 ai 14 anni. Mentre, nelle altre regioni del Paese, gli osservatori hanno il compito di conoscere un giocatore prima dei 14 anni, quindi a 11-12 anni, per poi proseguire in un percorso di visione e relazioni che lo porti a Casteldebole quando gli è permesso dalle normative: senza dimenticare la conoscenza della famiglia o i primi allenamenti presso il Centro Tecnico “Niccolò Galli”».


Appena vi interessate a un giocatore, qual è l’iter che seguite?

«Dipende da caso per caso: se c’è un ragazzo che ha qualità superiori e importanti, allora lo portiamo immediatamente nei nostri gruppi, anche per un lavoro di confronto con suoi coetanei che hanno le stesse caratteristiche. Altre volte, invece, c’è il singolo che non è ancora pronto per unirsi a noi, quindi entra in gioco il progetto “BFC 365” – fondamentale per tenerlo monitorato nella provincia di Bologna – oppure li lasciamo nei club d’appartenenza, portandoli a Casteldebole ogni tanto per verificare la loro crescita. Quest’ultimo caso, chiaramente, in tempi senza pandemia».


A proposito di progetti, parliamo sia di BFC 365 che BFC Center: con le società affiliate e con i genitori dei ragazzi interessati, come si mantengono i contatti di norma? E in che modo li state mantenendo in questo periodo di Covid?

«Per quanto riguarda il primo caso, cerchiamo di essere sempre in contatto con le società perché, soprattutto i Center, rispecchiano la società in toto nei propri territori. Le relazioni erano, e sono, costanti: andiamo a vedere tutti i loro gruppi, sebbene facciano allenamenti individuali, ma riescono ugualmente a dare l’idea del progresso del singolo. Normale che sia tutto più difficile, tuttavia muoversi e farsi vedere da parte nostra può dare una speranza alle società che vedono il Bologna come il modello da seguire».


Come si sviluppa il rapporto con la famiglia, per cercare di portare un ragazzo a vestire la maglia rossoblù?

«Noi spieghiamo che è un’esperienza bellissima, portando l’esempio su molti di noi che – non avendo giocato ad alti livelli – non hanno potuto vivere e altrettanti ragazzi non possono farlo a loro volta. L’esperienza di potersi confrontare con bambini bravi allo stesso modo, o disputare tornei fuori casa per 2-3 giorni, è un bagaglio che forma come uomo e calciatore».


Cosa significa “scouting”?

«Non vuol dire solo “prendere quel giocatore o quell’altro”, ma mettere a disposizione della società tutti i dati possibili per conoscere il territorio di competenza: che sia regionale, nazionale o mondiale. Quindi, il nostro mestiere è permettere di conoscere al Responsabile del Settore Giovanile, Daniele Corazza, tutti i giocatori possibili, partendo dal migliore di tutti a quello che – al momento – non è sbocciato. Questo lavoro inizia dai segnalatori, ai quali va il compito di reperire i calendari dei tornei; questi vengono passati al segretario scouting che, a sua volta, insieme a me fa un piano sui match da andare a vedere. Dopodiché, gli osservatori, che si sono recati alla partita, passano la relazione – se positiva – al responsabile di zona: in caso arrivi anche il suo consenso, facciamo venire il ragazzo a Casteldebole, oppure mi muovo io in prima persona per la relazione definitiva».


 

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