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L’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada in merito agli incidenti in provincia di Modena

“La strage di morti annunciate non si ferma. Sta diventando un’indigestione di morti. Solo che nessuno se ne accorge finché non viene colpito direttamente.


Se nella provincia di Modena nel 2017  con 58 morti accertati si riscontrò un preoccupante aumento per quanto riguarda incidenti e morti (+54%) rispetto all’anno precedente, l’osservatorio indipendente dell’Associazione Italiana Familiari e vittime della strada-ONLUS (AIFVS), constata nel 2018  una decisa riduzione riportandosi praticamente ai numeri del 2016 (37) registrando oggi almeno 38 decessi sulle strade della provincia di Modena.


Decremento confermato anche rispetto al 2015 (47 decessi) e al 2014 (45) ma ancora lontani a  quell’obiettivo MINIMO di diminuzione del 50% della mortalità  rispetto al 2010 quandosi contarono 58  decessi.


Analizzando le categorie: 15 conducenti auto, otto dei quali per fuoriuscita senza apparente coinvolgimento di altro mezzo; 7 pedoni, tutti investiti; 3 ciclisti, tutti investiti; 9 in moto o scooter, di cui due fuoriusciti senza apparente coinvolgimento di altro mezzo; 1 camionista (che tampona in autostrada).


Guardando l’età, nella fascia 0-18 si registrano tre deceduti, tra i 19 e 59 si sale a 19, tra i 60 e 70 sono 10 ed oltre i 70 sono 6.


Per quanto riguarda il sesso, i maschi sono i più colpiti con ben 33 decessi su 38. tra le cinque femmine due erano trasportate e due  erano pedoni. Gli stranieri deceduti sono almeno 3.


Le polizie locali hanno rilevato il maggior numero di mortali (27), seguite da stradale (6  di cui 4 in autostrada) e Arma CC (5).


Dal 2002 ad oggi, sulle strade della provincia, hanno perso la vita 1157 persone, praticamente è sparito l’equivalente della popolazione di un  comune come Fiumalbo o la somma dei residenti di Riolunato e mezzo  Montecreto o ancora la somma di frazioni come  Marzaglia e Navicello o Paganine e S.Donnino.


La società, nondimeno, continua in larga parte ad accettare o rimuovere il rischio di morte sulle strade: i drammi che si consumano quotidianamente sulle nostre strade sono ancora alquanto ignorati.


Nonostante gli sforzi delle amministrazioni locali, nonostante le indiscusse azioni di  indirizzo e coordinamento della prefettura mirate al miglioramento dei risultati ottenuti,  rimangono criticità e senza un deciso sforzo dell’amministrazione centrale del Governo non si potrà pensare di ridurre concretamente il problema.


Occorre ripianare gli organici dei corpi con compiti di controllo dotandoli di moderni strumenti efficaci ed affidabili.


Occorre ripianare gli organici delle Prefetture, delle Motorizzazioni, dei Tribunali e relative cancellerie.


Occorre rivedere il sistema di rinnovo delle patenti in  particolare in caso di soggetti anziani  ma  non solo.


Occorre una revisione totale del CdS e tra i provvedimenti che appaiono più semplici da introdurre e allo stesso tempo più efficaci sono l’installazione sui veicoli di un dispositivo di controllo ‘intelligente’ di velocità che si adatti automaticamente ai limiti vigenti sulle diverse categorie di strade rendendo poi “liberi” i controlli sulla velocità, così come il rendere obbligatori i cosiddetti sensori di retromarcia o rendere obbligatorio l’uso e sanzionabile il NON uso dei dispositivi di illuminazione sui velocipedi circolanti sulle pubbliche strade.


Occorrono ulteriori sforzi anche al fine di adeguare le infrastrutture almeno a quelli che sono gli standard MINIMI previsti perché di questo passo, non potremo neppure mostrarci “orgogliosi” di accettare, forse, tra un anno quel vergognoso, minimo “traguardo” di 29 morti e 1200 feriti, dei quali 90 con disabilità permanenti previsti per il 2020. I miglioramenti infrastrutturali a livello locale presi in esame sembrano necessitare di tempi biblici prima di riuscire a vedere un’inizio come ad esempio la rotatoria Emilia/Scartazza di cui si iniziò a parlare nei primi anni del 2000 e iniziata nel 2014 o la rotatoria tra via San Martino e via Fornace a Campogalliano richiesta da anni, con inizio lavori annunciato nel 2016 per il 2017. La prima, dopo quasi cinque anni ancora non si  riesce a terminare, nella seconda ancora non si è vista una carriola.


Occorre dare spinta propulsiva  a progetti che permettano la moderazione delle velocità di percorrenza su arterie come viale Montecuccoli o via Respighi, occorre risagomare le corsie di accelerazione sulla tangenziale di Modena adeguandole alle normative vigenti.


Occorre una  messa a norma anche dei sistemi di contenimento di alcuni cavalcavia autostradali dove ancora oggi sono installate semplici reti da polli.


Al fine di promuovere una mobilità alternativa all’uso dell’auto privata a favore dei  mezzi pubblici, occorre prestare una diversa attenzione ai percorsi necessari al raggiungimento delle fermate predisponendo opportuni attraversamenti pedonali/ciclopedonali in sicurezza e predisporre zone di attesa coperte e riparate,  non è sufficiente posizionare sul ciglio della strada semplicemente una palina con l’indicazione della fermata come ancora oggi accade su strade provinciali e statali  completamente prive di marciapiede o banchina come la Vignolese, la Nonantolana, il Canaletto, la via Emilia  dove non solo nessun genitore potrebbe sognarsi di azzardarsi a mandarci i propri figli ma anche per anziani ed adulti spesso improponibili.


Le amministrazioni dovrebbero aderire alla richiesta del Parlamento europeo e mirare, seriamente, a scongiurare completamente i decessi da incidenti stradali (“Vision Zero”), come già fanno diversi stati.


La provincia di Modena deve iniziare a dar corpo a tale visione ed elaborare una strategia in questa direzione con un corpo di provvedimenti assai più concreto, molti provvedimenti annunciati sono tuttora troppo vaghi e portati avanti con assoluto disinteresse e certamente non all’altezza delle sfide in gioco.


E’ necessario pertanto dare un impulso propulsivo di indirizzo al fine di perfezionare i modelli proposti derivandone un nuovo piano di azione completo, che contenga una gamma dettagliata di provvedimenti, con un calendario e mezzi di monitoraggio chiari per controllarne l’efficacia nonché una valutazione a medio termine.

A livello provinciale dovrebbe essere prospettato anche un altro obiettivo chiaro e quantificabile per il 2020, ossia ridurre del 40% il numero dei feriti  gravi e per poter  aver riscontro dei risultati che si otterranno, bisogna poter definire cosa si intende per “ferito grave” ed avere accesso ai dati sanitari di questi ultimi.


Infine è necessario predisporre un apposito  centro di assistenza per i familiari di vittime da incidenti traumatici perché chiunque resta ucciso o ferito in un incidente, direttamente o indirettamente, è uno di troppo.”


Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada – onlus