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Panis Angelicus. Pissidi dal XVII al XIX secolo in Diocesi di Imola

La mostra, promossa dal Museo Diocesano di Imola e curata da Paola Martini e Marco Violi, allestita nella Galleria Pio VII del vescovado dal 31 maggio al 31 luglio 2019, propone oltre cinquanta pezzi inediti, realizzati in materiali vari – prevalentemente in argento sbalzato, cesellato e dorato, come anche in rame ed ottone argentati e dorati, per quanto riguarda in particolare gli esemplari seicenteschi – oltre che di dimensioni molto differenti, dai dieci centimetri (le pissidi da da viatico) agli oltre trenta di altezza. Si tratta di manufatti generalmente di grande qualità esecutiva e indubbia rarità, provenienti da moltissime chiese diocesane: Capitolo della Cattedrale, Cantalupo, Casalfiumanese, Casalino, Casola Valsenio, San Ruffillo, Castel del Rio, Serra, Casalecchio, Borgo Rivola, Valsenio, Fontanelice, San Pietro di Ghiandolino, Linaro, Massalombarda, Mezzocolle, Santuario del Molino di Lugo, Collegiata di Lugo, Santa Maria della Pianta, San Giacomo-Brozzi di Lugo, San Lorenzo in San Carlo, Pio Suffragio di Imola, Pio Suffragio di Lugo, Tossignano, Santa Maria in Valverde, San Prospero, Sant'Agata, Santa Maria in Regola, infine dal monastero di Santo Stefano delle Clarisse; poi dai musei parrocchiali di Castel Bolognese e Bagnara di Romagna, come anche dallo stesso Museo diocesano (a loro volta qui depositati da chiese non più officiate).
L'inaugurazione è fissata per venerdì 31 maggio alle ore 18.


Saluti:
Mons. Giovanni Signani, Presidente del Capitolo della Cattedrale di Imola
Fabio Bacchilega, Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Imola
Intervengono:
Paola Martini, Direttore del Museo Diocesano di Genova, Curatore della mostra
Marco Violi, Vicedirettore del Museo Diocesano di Imola, Curatore della mostra.


A seguire apertura e visita guidata dei curatori alla mostra.


LOCANDINA


INVITO


La mostra
I pezzi esposti – databili il primo Seicento e l'ultimo Ottocento – sono opera di orefici italiani attivi in Romagna, a Bologna, Venezia, Roma e Genova, fra cui segnaliamo Giacomo Filippo Rubini (Bologna, noto metà del XVII secolo), Bonaventura Gàmbari (Bologna, noto 1743-1781), Francesco Maria Chiossi (Bologna, noto 1699-1760), l'assaggiatore Giacomo Antonio Falconi (Bologna, noto 1720-1751), Carlo Lucidi (Roma, 1652-1710), Antonio Giannotti (attivo Roma XIX secolo), Antonio Cappelletti (attivo Roma XVIII secolo) e Pietro Zappati (attivo Roma 1759-1781); l'oreficeria europea è rappresentata dalla Bottega Seethaler, famiglia di orafi di Augusta i cui membri più noti sono Joseph Anton (Diessen 1740 - Augusta 1811), Johann Alois (n. 1778) e Johann Nepomuk (1773-1835).
La collaborazione con il Museo Diocesano di Genova – dalle raccolte del quale provengono due preziosi e raffinati vasi sacri – è strumentale alla conoscenza degli argenti contrassegnati dal marchio Torretta, punzone genovese famosissimo attraverso i secoli, scelto dai “fraveghi” nel lontano 1248. In esso è rappresentato un castello “stilizzato” con due torri laterali, forse l'antico “Castrum Romanum” sull'altura di Garzano, a Genova. Tale marchio era già impresso sul “genoino”, la moneta d'argento dei Genovesi. Il punzone “Torretta” fu, per secoli, uno dei simboli più prestigiosi della Repubblica di Genova. Gli argenti genovesi barocchi e barocchetti (quelli ad uso liturgico, come  gli altri ad uso solo decorativo) da sempre costituiscono quanto di più ambito nel vasto e variegato panorama dell'oreficeria italiana. Il marchio Torretta fu soppresso nel 1824 dal duca di Savoia Carlo Felice, re di Sardegna.
L'esposizione prosegue il percorso di mostre sul tema delle arti minori, con particolare riferimento all'arredo liturgico, a cui il Museo diocesano ha dedicato un fitto calendario di esposizioni tematiche tra il 2016 e i primi mesi del 2019 (cartegloria, reliquiari antropomorfi, ad ostensorio, calici liturgici, ostensori, tabernacoli da viatico, come anche – in parte – nel caso della mostra  con scrigni e cofanetti, oggetti che spesso mutarono l'uso profano in sacro divenendo contenitori per reliquie). “Panis angelicus” offre una panoramica piuttosto precisa sull'evoluzione stilistica di questa particolare tipologia di oreficerie sacre, consentendone una conoscenza non solo a livello dei materiali con cui sono costruite, sulle botteghe o sugli artefici, ma anche circa le loro peculiari funzioni.
La Guida alla mostra (32 pagine a colori, formato A5) è attualmente in corso di stampa.
Tra i molti highlights in esposizione, qui ne segnaliamo solo quattro: la pisside (dalla chiesa di San Geminiano di Codrignano) del primo Seicento, decorata sia sul coperchio che sulla coppa mediante raffinatissimi girali fogliacei intrecciati, fittamente cesellati e intagliati a bulino, motivo piuttosto comune e rintracciabile in Romagna in opere sicuramente eseguite a Venezia (è l'immagine di mostra); lo strepitoso (e unico in tutta la Diocesi, in prestito dalla chiesa di San Martino della Costa di Borgo Rivola) corredo composto da ostensorio, calice e pisside (l'ostensorio e il calice impiegano un unico fusto comune), attribuibile alla rinomata bottega bolognese di Francesco Maria Chiossi e Giacomo Antonio Falconi (il bottone centrale con profonda strozzatura, che ne trasforma la parte superiore in una sorta di ombrello, consente di datare il manufatto tra il secondo e il terzo decennio del secolo); la pisside (dal capitolo della cattedrale di Imola) uscita dalla bottega Seethaler di Augusta (primo quarto del XIX secolo), in cui all'ornamentazione costituita da tralci di vite con grappoli e spighe di grano, si aggiunge la presa sul coperchio a forma di evangeliario su cui riposa l'Agnus Dei, che non ha omologo alcuno sul territorio diocesano; infine la rarissima cassa da viaggio, completa degli accessori per la celebrazione della messa, appartenuta al cardinale imolese Anton Domenico Gamberini (Imola, 1760-Roma, 1841): il contenuto originario della cassa – compresa una pisside in vermeil di sobria ornamentazione neoclassica, uscita dalla bottega romana di Antonio Giannotti –  è giunto sino a noi pressoché intatto, oltre che in uno stato di conservazione particolarmente buono (anch'esso in prestito dal capitolo della cattedrale di Imola).


MUSEO E PINACOTECA DIOCESANI DI IMOLA e DELLE CARROZZE
Palazzo Vescovile | Piazza Duomo, 1 - 40026 Imola (Bo)
Orari di apertura
martedì, mercoledì e giovedì: ore 9-12
martedì e giovedì: ore 14-17
sabato: ore 10-13 / 15.30-18.30 (possibilità di visita guidata gratuita alle ore 17)
domenica: ore 15.30-18.30 (escluso luglio)
APERTURA STRAORDINARIA: martedì 13 agosto | ore 16-19 in occasione della ricorrenza del santo patrono.