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Prorogate a Bologna le mostre ” Concrezioni dal nuovo millennio” e “Project Room – Territori”

Dall’11 maggio i residenti possono richiedere le opere viste in sala. Le due mostre resteranno aperte fino all’11 maggio: “Grande successo, andiamo avanti”


BOLOGNA – Una settimana in più per visitare le due mostre allestite nelle sale di mtn – museo temporaneo navile, il primo museo di quartiere in Italia, che è alla Bolognina: “Concrezioni dal nuovo millennio” di Niccolò Morgan Gandolfi e il progetto project room | territori saranno aperte al pubblico (a ingresso gratuito, come tutte le esposizioni del museo di via John Cage) fino all’11 maggio 2019. E a partire da questa data i residenti che hanno richiesto o che richiederanno una delle opere esposte potranno averle per trenta giorni nelle loro case, come straordinaria opportunità che rende concreta l’idea di museo aperto e democratico.


«Le due mostre sono state un grande successo ed è per questo che abbiamo voluto prorogarle per una settimana extra – spiega Marcello Tedesco, ideatore insieme a Silla Guerrini del progetto mtn – poi dobbiamo già lavorare alla prossima esposizione visto che, come annunciato, il 2019 sarà per questo neonato museo, un inizio denso e qualitativamente alto. Invitiamo quindi chi non ha ancora avuto modo di vedere le esposizioni di Niccolò Morgan Gandolfi e la project room | territori di far visita al museo e di approfittare di queste giornate ricordando la forte connessione di tutte le opere con il territorio che le ospita».


A proposito di “Concrezioni dal nuovo millennio” di Niccolò Morgan Gandolfi

Lo stimolo per la mostra nasce dall’osservazione del luogo in cui ha sede il museo, quella fetta di Bolognina dove la trasformazione è continua, sede di rinnovata vitalità culturale e intensa frequentazione cittadina. E’ qui che gli scavi per i nuovi edifici hanno portato alla luce il passato facendo emergere tracce di ogni era, dall’Età del rame al periodo Romano. E’ lo stesso Gandolfi a spiegare come nasce questo progetto artistico: «Oggi, percorrendo con lo sguardo i dintorni del Museo, abbiamo la percezione di essere testimoni diretti di un’era di passaggio, che potremmo chiamare “anno zero”. Risulta evidente la momentanea assenza di identità che caratterizza la nascita di un quartiere, in uno stadio in cui il terreno è stato livellato dal tempo e dalle ruspe offrendo ampi orizzonti alla vista. Molte tracce lasciano presagire un futuro prorompente, tra grandi distese di terra, depositi di materiali edili, macerie e vecchi alberi che attendono di essere reinseriti in un nuovo contesto. In questo scenario instabile, ogni oggetto assume significati diversi e contraddittori: il nuovo è disabitato, il vecchio è stato dislocato e l’antico sepolto».

Gandolfi ha realizzato per la mostra “Concrezioni dal nuovo millennio” un lavoro site-specific e le opere diventano la sintesi di un’esperienza complessa che apre riflessioni sul luogo ed entra inevitabilmente in relazione con esso: «L’allestimento ricorda l’esposizione in un museo archeologico, espediente espositivo che segue un percorso “didattico” e traccia una linea temporale per una riflessione sul presente. Il titolo, Concrezioni dal nuovo millennio, fa riferimento alle opere presenti in mostra, in cui Gandolfi si serve di diverse tecniche, dalla fotografia alla scultura, per creare una installazione che interagisce con lo spazio circostante. Le fotografie testimoniano le fasi di edificazione del quartiere, dai macchinari impegnati nei cantieri, alle immagini dal taglio documentaristico. La parola concrezione suggerisce l’idea di una materia che si deposita con un ritmo di crescita lento ma inesorabile, è questa la suggestione comune ai lavori scultorei presenti in mostra. I soggetti delle sculture racchiuse nelle teche, ottenuti mediante calco, rimandano alle infrastrutture considerate beni essenziali per erigere una comunità nel nostro tempo. Queste opere divengono dei veri e propri reperti archeologici in cui il passato e il futuro si fondono, intaccati dall’inevitabile patina che il tempo lascia».


A proposito di project room | territori

«Si tratta di un’operazione unica, resa possibile dall’entusiasmo e dalla generosità di coloro che ne saranno protagonisti e che hanno compreso subito la bontà dell’operazione artistica, volta a costruire un museo realmente democratico e con un’identità ben precisa – spiega Marcello Tedesco, ideatore insieme a Silla Guerrini del progetto mtn e residente da sempre nel quartiere Navile – facendo interagire le differenze, proprio come dovrebbe accadere nel quartiere. Infatti, l’identità sia di un singolo che di un gruppo si definisce in rapporto ad un’alterità. All’interno di questo spazio verranno invitati un numero variabile di artisti a presentare una singola opera ciascuno che sintetizzi il proprio territorio estetico. Ogni opera vivrà in maniera ritmica affianco alle altre nella differenza, in alcuni casi nel contrasto, ma sempre in una sorta di equilibrio».

La molteplicità degli universi estetici di ogni artista sarà sottolineata anche dalla pluralità dei linguaggi artistici presenti in mostra, che andranno dalla pittura alla fotografia, dalla scultura al disegno fino all’incisione. La project room si configurerà come una costellazione sfaccettata e multiforme di territori linguistici e formali in dinamico equilibrio.

«Questa esperienza crediamo possa favorire nel corpo sociale un atteggiamento più maturo e creativo nel vivere le differenze che una società complessa e multi etnica come la nostra porta con sé, affrontando positivamente le diversità e i contrasti, spesso fomentati dal crescente affermarsi di un pensiero unidirezionale e anacronistico – prosegue Tedesco – Inoltre per definire sempre meglio l’identità di mtn come primo museo di quartiere in Italia, le opere verranno esposte nella project room per un mese, in seguito potranno essere richieste in prestito dagli abitanti della Trilogia Navile per altri trenta giorni. Le abitazioni private che ospiteranno le opere verranno considerate altre sale del museo. Questo è un primo passo verso la creazione di un museo dislocato, democratico e aperto ai cittadini, un organismo vivo inserito armonicamente nella vita del quartiere e della città».

Promuovere progetti artistici e culturali capaci di raggiungere un ampio pubblico, favorire una maggiore consapevolezza sui temi del contemporaneo, permettere che l’arte sia sempre di più un’esperienza di tutti e non solo di un ristretta élite, creare una rete di persone qualificate e determinate per condividere finalità e progetti, sono gli obbiettivi che mtn intende realizzare nel corso delle sue attività.

«Trilogia Navile, iniziativa immobiliare realizzata dalla Valdadige Sistemi Urbani, ospita il primo museo di quartiere in Italia e da oggi anche una sala espositiva unica, architettonicamente predisposta alla comunicazione visto che è aperta e trasparente, visibile e stimolante – spiegano Eva Bonetti e Claudio Vicari a nome della Valdadige – L’idea di portare l’arte in questo luogo ci è parsa fin da subito un grande regalo per i residenti e il fatto di poter contare su un museo e degli artisti tanto generosi da prestare le loro opere d’arte sarà un’esperienza esclusiva e davvero all’avanguardia, in linea con la qualità dell’iniziativa immobiliare».

Il progetto, ideato da Marcello Tedesco e Silla Guerrini è sostenuto da Valdadige Sistemi Urbani, è patrocinato dal Comune di Bologna in collaborazione con il Quartiere Navile ed è dedicato alla figura di Palma Bucarelli.

Gli artisti che parteciperanno: Antonella Aprile, Daniele D’Acquisto, Lorenzo Di Lucido, Luigi Massari, Samuele Menin, Matteo Messori, Fabrizio Perghem, Giulio Saverio Rossi, Namsal Siedlecki, Marcello Tedesco, Attilio Tono, Marco Useli, Jacopo Valentini, Peng Xuejian.

Ingresso libero

Orari: martedì, giovedì e sabato ore 15-19 e su prenotazione

mtn | museo temporaneo navile


Via John Cage 11/a-13/a – Bologna


www.museotemporaneonavile.org


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